Documenti full-text disponibili:
![[thumbnail of Thesis]](https://amslaurea.unibo.it/style/images/fileicons/application_pdf.png) |
Documento PDF (Thesis)
Disponibile con Licenza: Salvo eventuali più ampie autorizzazioni dell'autore, la tesi può essere liberamente consultata e può essere effettuato il salvataggio e la stampa di una copia per fini strettamente personali di studio, di ricerca e di insegnamento, con espresso divieto di qualunque utilizzo direttamente o indirettamente commerciale. Ogni altro diritto sul materiale è riservato
Download (1MB)
|
Abstract
La presente tesi analizza la rappresentazione della rabbia femminile nella storia dell’arte occidentale dal XVII al XX secolo, proponendo una rilettura delle opere attraverso la lente interpretativa della female rage. A lungo stigmatizzata, patologizzata o relegata alla sfera privata, la rabbia delle donne è stata storicamente percepita come minaccia all’ordine patriarcale e, per questo, repressa e silenziata. Tuttavia, l’arte ha costituito uno spazio privilegiato in cui tale emozione ha potuto emergere, trasformandosi progressivamente da segno di devianza a strumento di affermazione soggettiva e politica.
Dopo un inquadramento teorico sul concetto di rabbia e sulla sua codificazione secondo le norme di genere, il lavoro ricostruisce le radici storiche e culturali della sua repressione, fino alla nascita del movimento contemporaneo della female rage, inteso non solo come fenomeno mediatico, ma come esito di una lunga tradizione di resistenza.
L’analisi si concentra poi su casi studio significativi. Nel Seicento, le opere di Artemisia Gentileschi ed Elisabetta Sirani propongono figure femminili attive e determinate, capaci di reagire alla violenza e di ribaltare i rapporti di potere. Nell’Ottocento, la tensione tra controllo sociale e conflitto interiore emerge nel confronto tra la rabbia trattenuta della Sposa riluttante di Toulmouche e la furia tragica della Medea di Delacroix. Nel Novecento, con l’affermazione dei movimenti femministi, la rabbia diventa esplicitamente politica e collettiva, traducendosi in pratiche artistiche performative e installative.
La tesi dimostra come la rappresentazione della rabbia femminile non sia soltanto specchio dei mutamenti sociali, ma agente attivo nella ridefinizione della soggettività delle donne nell’arte: da emozione da reprimere a forza espressiva capace di mettere in discussione le gerarchie di genere e i dispositivi di potere.
Abstract
La presente tesi analizza la rappresentazione della rabbia femminile nella storia dell’arte occidentale dal XVII al XX secolo, proponendo una rilettura delle opere attraverso la lente interpretativa della female rage. A lungo stigmatizzata, patologizzata o relegata alla sfera privata, la rabbia delle donne è stata storicamente percepita come minaccia all’ordine patriarcale e, per questo, repressa e silenziata. Tuttavia, l’arte ha costituito uno spazio privilegiato in cui tale emozione ha potuto emergere, trasformandosi progressivamente da segno di devianza a strumento di affermazione soggettiva e politica.
Dopo un inquadramento teorico sul concetto di rabbia e sulla sua codificazione secondo le norme di genere, il lavoro ricostruisce le radici storiche e culturali della sua repressione, fino alla nascita del movimento contemporaneo della female rage, inteso non solo come fenomeno mediatico, ma come esito di una lunga tradizione di resistenza.
L’analisi si concentra poi su casi studio significativi. Nel Seicento, le opere di Artemisia Gentileschi ed Elisabetta Sirani propongono figure femminili attive e determinate, capaci di reagire alla violenza e di ribaltare i rapporti di potere. Nell’Ottocento, la tensione tra controllo sociale e conflitto interiore emerge nel confronto tra la rabbia trattenuta della Sposa riluttante di Toulmouche e la furia tragica della Medea di Delacroix. Nel Novecento, con l’affermazione dei movimenti femministi, la rabbia diventa esplicitamente politica e collettiva, traducendosi in pratiche artistiche performative e installative.
La tesi dimostra come la rappresentazione della rabbia femminile non sia soltanto specchio dei mutamenti sociali, ma agente attivo nella ridefinizione della soggettività delle donne nell’arte: da emozione da reprimere a forza espressiva capace di mettere in discussione le gerarchie di genere e i dispositivi di potere.
Tipologia del documento
Tesi di laurea
(Laurea)
Autore della tesi
Foschini, Martina
Relatore della tesi
Scuola
Corso di studio
Ordinamento Cds
DM270
Parole chiave
female rage,rabbia femminile,genere,patriarcato,rappresentazione artistica,soggettività femminile,potere,Seicento,Ottocento,Novecento,Artemisia Gentileschi,Elisabetta Sirani,Eugène Delacroix,Auguste Toulmouche,femminismo,body art,performance,stereotipi genere,violenza genere
Data di discussione della Tesi
16 Marzo 2026
URI
Altri metadati
Tipologia del documento
Tesi di laurea
(NON SPECIFICATO)
Autore della tesi
Foschini, Martina
Relatore della tesi
Scuola
Corso di studio
Ordinamento Cds
DM270
Parole chiave
female rage,rabbia femminile,genere,patriarcato,rappresentazione artistica,soggettività femminile,potere,Seicento,Ottocento,Novecento,Artemisia Gentileschi,Elisabetta Sirani,Eugène Delacroix,Auguste Toulmouche,femminismo,body art,performance,stereotipi genere,violenza genere
Data di discussione della Tesi
16 Marzo 2026
URI
Statistica sui download
Gestione del documento: