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Abstract
Il lavoro analizza, in un contesto didattico e con risorse limitate, il deploy di un’infrastruttura di storage distribuito basata su Ceph. Sono stati presi in esame tre approcci con livelli crescenti di automazione e astrazione: un’installazione semi-manuale tramite gli strumenti nativi di Ceph (in particolare cephadm), utile per osservare in modo esplicito le fasi di bootstrap, l’aggiunta degli OSD e il controllo dello stato del cluster; una soluzione semi-automatica che combina Multipass, MicroCeph e un orchestratore sviluppato ad hoc in Python, capace di creare in modo ripetibile più VM, inizializzarle con cloud-init e ottenere un cluster Ceph funzionante e accessibile anche da client esterni; un approccio container-native basato su Kubernetes e sull’operatore Rook, analizzato soprattutto dal punto di vista architetturale, che consente di esporre i servizi di storage Ceph come risorse dichiarative del cluster.
Il confronto, condotto rispetto a complessità di installazione, livello di automazione, requisiti hardware, visibilità sui meccanismi interni di Ceph e scalabilità, mostra che i tre approcci sono tra loro complementari: quello manuale è il più formativo, quello automatizzato è quello che meglio si presta a essere replicato in laboratorio, quello con Kubernetes/Rook è il più vicino agli scenari cloud-native, ma anche il più esigente in termini di competenze e risorse. Le prove sono state svolte su un unico host fisico e con storage in parte simulato, per cui i risultati vanno letti in chiave principalmente didattica.
Abstract
Il lavoro analizza, in un contesto didattico e con risorse limitate, il deploy di un’infrastruttura di storage distribuito basata su Ceph. Sono stati presi in esame tre approcci con livelli crescenti di automazione e astrazione: un’installazione semi-manuale tramite gli strumenti nativi di Ceph (in particolare cephadm), utile per osservare in modo esplicito le fasi di bootstrap, l’aggiunta degli OSD e il controllo dello stato del cluster; una soluzione semi-automatica che combina Multipass, MicroCeph e un orchestratore sviluppato ad hoc in Python, capace di creare in modo ripetibile più VM, inizializzarle con cloud-init e ottenere un cluster Ceph funzionante e accessibile anche da client esterni; un approccio container-native basato su Kubernetes e sull’operatore Rook, analizzato soprattutto dal punto di vista architetturale, che consente di esporre i servizi di storage Ceph come risorse dichiarative del cluster.
Il confronto, condotto rispetto a complessità di installazione, livello di automazione, requisiti hardware, visibilità sui meccanismi interni di Ceph e scalabilità, mostra che i tre approcci sono tra loro complementari: quello manuale è il più formativo, quello automatizzato è quello che meglio si presta a essere replicato in laboratorio, quello con Kubernetes/Rook è il più vicino agli scenari cloud-native, ma anche il più esigente in termini di competenze e risorse. Le prove sono state svolte su un unico host fisico e con storage in parte simulato, per cui i risultati vanno letti in chiave principalmente didattica.
Tipologia del documento
Tesi di laurea
(Laurea)
Autore della tesi
Biagioni, Giacomo
Relatore della tesi
Scuola
Corso di studio
Ordinamento Cds
DM270
Parole chiave
Ceph,Multipass,Kubernetes,Rook,storage distribuito,deploy automatizzato,MicroCeph
Data di discussione della Tesi
27 Novembre 2025
URI
Altri metadati
Tipologia del documento
Tesi di laurea
(NON SPECIFICATO)
Autore della tesi
Biagioni, Giacomo
Relatore della tesi
Scuola
Corso di studio
Ordinamento Cds
DM270
Parole chiave
Ceph,Multipass,Kubernetes,Rook,storage distribuito,deploy automatizzato,MicroCeph
Data di discussione della Tesi
27 Novembre 2025
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