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Abstract
La tesi analizza il caso di Starbucks per comprendere come una multinazionale del settore alimentare si collochi tra le logiche del consumo di massa e le attuali esigenze di sostenibilità. Il primo capitolo ricostruisce le origini del marchio e la sua trasformazione da negozio di caffè in grani a format globale basato sull’esperienzialità e sul concetto di “third place”, mettendo in luce i processi di standardizzazione che hanno reso replicabile l’esperienza Starbucks nel mondo. Il secondo capitolo introduce i principali riferimenti teorici della sociologia dei consumi – dal consumo di massa alla globalizzazione alimentare, fino alla mcdonaldizzazione – evidenziando come la cultura del consumo contemporaneo sia caratterizzata da omologazione, prevedibilità e ritualità condivise. Il terzo capitolo affronta il consumo sostenibile come risposta critica alle dinamiche della società dei consumi, mostrando come la sostenibilità richieda trasformazioni profonde nelle pratiche quotidiane e nei sistemi produttivi. Nell’analisi conclusiva, Starbucks emerge come un caso intermedio: da un lato perfettamente inserito nelle logiche della standardizzazione globale, dall’altro impegnato in iniziative come le C.A.F.E. Practices e i programmi di riduzione dei rifiuti. La tesi conclude che la sostenibilità di Starbucks è reale ma limitata: un insieme di iniziative che migliorano alcuni aspetti critici, senza però modificare la struttura globale e standardizzata del modello di business, che per sua natura non può essere completamente sostenibile. Questo caso si rivela utile per comprendere le tensioni contemporanee tra consumo, globalizzazione e responsabilità ambientale.
Abstract
La tesi analizza il caso di Starbucks per comprendere come una multinazionale del settore alimentare si collochi tra le logiche del consumo di massa e le attuali esigenze di sostenibilità. Il primo capitolo ricostruisce le origini del marchio e la sua trasformazione da negozio di caffè in grani a format globale basato sull’esperienzialità e sul concetto di “third place”, mettendo in luce i processi di standardizzazione che hanno reso replicabile l’esperienza Starbucks nel mondo. Il secondo capitolo introduce i principali riferimenti teorici della sociologia dei consumi – dal consumo di massa alla globalizzazione alimentare, fino alla mcdonaldizzazione – evidenziando come la cultura del consumo contemporaneo sia caratterizzata da omologazione, prevedibilità e ritualità condivise. Il terzo capitolo affronta il consumo sostenibile come risposta critica alle dinamiche della società dei consumi, mostrando come la sostenibilità richieda trasformazioni profonde nelle pratiche quotidiane e nei sistemi produttivi. Nell’analisi conclusiva, Starbucks emerge come un caso intermedio: da un lato perfettamente inserito nelle logiche della standardizzazione globale, dall’altro impegnato in iniziative come le C.A.F.E. Practices e i programmi di riduzione dei rifiuti. La tesi conclude che la sostenibilità di Starbucks è reale ma limitata: un insieme di iniziative che migliorano alcuni aspetti critici, senza però modificare la struttura globale e standardizzata del modello di business, che per sua natura non può essere completamente sostenibile. Questo caso si rivela utile per comprendere le tensioni contemporanee tra consumo, globalizzazione e responsabilità ambientale.
Tipologia del documento
Tesi di laurea
(Laurea)
Autore della tesi
Billi, Alessandro
Relatore della tesi
Scuola
Corso di studio
Ordinamento Cds
DM270
Parole chiave
Consumo di massa,Standardizzazione,Globalizzazione alimentare,Consumo sostenibile,Third place,Filiera sostenibile
Data di discussione della Tesi
25 Marzo 2026
URI
Altri metadati
Tipologia del documento
Tesi di laurea
(NON SPECIFICATO)
Autore della tesi
Billi, Alessandro
Relatore della tesi
Scuola
Corso di studio
Ordinamento Cds
DM270
Parole chiave
Consumo di massa,Standardizzazione,Globalizzazione alimentare,Consumo sostenibile,Third place,Filiera sostenibile
Data di discussione della Tesi
25 Marzo 2026
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