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Abstract
L’elaborato analizza la frontiera liquida dell’oceano, concentrandosi sulla frontiera della farina e olio di pesce (FMFO), settore in rapida espansione strettamente connesso all’acquacoltura e inserito nella narrativa dell’”Economia Blu sostenibile". Attraverso il concetto di frontiera di accumulazione (Tsing, 2003) si indaga il processo per il quale la natura di frontiera viene resa risorsa per l’accumulazione capitalistica, evidenziando l’evoluzione del capitalismo globale in ambito oceanico, dall’industrializzazione dei mari alla recente riconfigurazione in chiave blue. Se il tentativo è quello di individuare le tracce di un capitalismo globale, in continua trasformazione, nella sua spazializzazione locale in un determinato spazio-tempo, il caso delle industrie di FMFO in Gambia è esplicativo di queste dinamiche e ci permette di analizzarne gli impatti sociali, economici e ambientali. L’obiettivo è indagare l’impatto di queste industrie attraverso l’analisi di dati satellitari, utilizzando tecniche di ship detection per tracciare l’aumentata presenza di imbarcazioni artigianali atte al rifornimento dell’industria Golden Lead nella zona di Gunjur, dal 2016 ad oggi. L’adozione di sensori multispettrali, dati satellitari e metodi di elaborazione open-source, tra cui la morfologia matematica e la trasformazione top-hat, ha permesso di rilevare le variazioni nel numero di imbarcazioni, rivelando la crescente pressione sugli stock ittici. L’apparato tecnologico di telerilevamento direzionato contro l’agire economico capitalistico ci permette di far luce su quel lato oscuro, poiché raramente reso visibile, dello sfruttamento dei mari, delle catene globali di alcuni prodotti e le dinamiche estrattive e distruttive che vi si celano dietro, disvelando gli anelli che precedono la vendita di una sostenibilità spesso di facciata che cela in realtà schiavitù dei mari, trasformazione di geografie del lavoro, sociali e alimentari di luoghi pensati e resi lontani e sacrificabili