Abstract
Il Monastero dei Benedettini di Catania, fondato nel XVI secolo e ampliato nei secoli successivi, rappresenta il secondo complesso monastico più vasto d’Europa; nato come spazio di clausura e di isolamento, esso ha attraversato profonde trasformazioni, culminate nell’importante progetto di recupero condotto da Giancarlo De Carlo, che ha segnato una svolta nel rapporto tra l’edificio e il contesto urbano. La trasformazione del Monastero in sede universitaria ha reso necessaria una riflessione su come un’architettura originariamente concepita per l’esclusività e l’autonomia potesse essere reinterpretata per accogliere la collettività e dialogare con la città. La presente tesi si propone di analizzare questo processo di transizione, ponendo particolare attenzione al concetto di permeabilità come strumento progettuale per ribaltare la logica originaria di separazione e isolamento. Attraverso lo studio di alcuni interventi emblematici, la ricerca indaga le soluzioni adottate per garantire questa permeabilità: l’apertura dell’angolo sud-est, nota anche come angolo fatale; l’ingresso da via Teatro Greco, che attraversa il decumano romano; il giardino di via Biblioteca, trasformato in spazio polifunzionale; la pedonalizzazione di Piazza Vaccarini con la realizzazione di un’autorimessa. L’imprescindibile strategia messa in atto per questa trasformazione, durata trent’anni, è stata il Progetto Guida, concepito come uno strumento metodologico flessibile, capace di adattarsi nel tempo al mutare delle necessità, proponendo il Monastero, non più come un manufatto cristallizzato, ma come un organismo dinamico. A vent’anni dal completamento dei lavori, la tesi si interroga sull’effettiva durata e persistenza delle soluzioni adottate nel Progetto Guida: se da un lato il Monastero è diventato un polo culturale e accademico fondamentale per la città, dall’altro alcuni degli elementi chiave della sua trasformazione hanno subito alterazioni o limitazioni nel tempo.